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Ci sono cose, oggetti, spazi, sensazioni che sono stati inventati prima delle parole per descriverli.
Questa cosa che ci sia una parte di mondo non nominabile, o non ancora nominato, mi piace, mi conforta.
E' come se al nostro piccolo bisogno di incasellare, per sentirci più efficaci sul mondo, si contrapponga la tendenza della realtà a straripare, ad andare fuori dagli argini del nostro intelletto.
C'è tutto un mondo che noi non controlliamo, ah che sollievo.
Il Teatro di Documenti è una di quelle cose che si impone alla vista e ai sensi, e esce fuori da quello che è possibile descrivere, incasellare, nominare.
E' un pezzo di realtà appoggiato sul mondo, a cui è difficile dare un nome.
Sembra avere la fugacità e la consistenza dei fiocchi di neve, così reali e così impalpabili.
Sembra un luogo uscito un attimo dalla terra, pronto a tornare in chissà quale mondo sotterraneo.
Spesso mi capita di guardare gli occhi delle persone che lo vedono per la prima volta. C'è un istante in cui gli occhi si perdono, si spalancano, come quelli dei bambini, e poi tornano e dicono una frase che di solito ha dentro la parola "meraviglia".
Questo per dire che:
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E che tutti i lunedì sera L'Atelier - Spazio Aperto di Ricerca Teatrale si tiene proprio qui, dentro un fiocco di neve.
La foto è di Francesco Lupò https://4treesphoto.net/home/bnw